| Forfettario | Ordinario | |
|---|---|---|
| Tassazione | 15% sostitutiva (5% primi 5 anni) | IRPEF 23/33/43% + addizionali |
| Costi | forfait 22% | analitici, reali |
| IVA sugli acquisti | costo puro | costo deducibile |
| Detrazioni IRPEF personali | NON utilizzabili (senza altri redditi) | utilizzabili per intero |
| Adempimenti | minimi | registri, ISA, ritenute |
| Limite ricavi | 85.000 € | nessuno |
- Fai una simulazione a due colonne sui tuoi numeri veri: fatturato, costi effettivi, contributi ENPAM versati, detrazioni personali di famiglia.
- Considera che nell'ordinario la deduzione ENPAM vale molto di più: abbatte reddito tassato al 33-43% più addizionali invece che al 15%.
- Ricorda che l'IVA sugli acquisti ti resta comunque addosso — le prestazioni sanitarie sono esenti — ma nell'ordinario quel lordo entra tra i costi deducibili.
- Se hai anche redditi da lavoro dipendente, valuta la compensazione orizzontale: una perdita da libera professione si sottrae dal reddito complessivo dello stesso anno.
- Non usare la regola del "22%" come criterio di scelta: al pareggio di base imponibile l'ordinario è peggiore, non equivalente.
- Non dimenticare le addizionali regionali e comunali: valgono circa 2-4 punti di reddito imponibile e nel forfettario non esistono.
- Non contare su un riporto delle perdite negli anni successivi: per il lavoro autonomo la compensazione è nell'anno, l'eccedenza si perde.
- Non scegliere l'ordinario "per semplicità di gestione": è il regime con più adempimenti, e il costo del commercialista va messo nel conto.
Nel regime ordinario il reddito professionale è dato dalla differenza tra compensi percepiti e costi effettivamente sostenuti e documentati. Quel risultato confluisce nel reddito complessivo IRPEF e sconta le aliquote a scaglioni: 23% fino a 28.000 €, 33% da 28.001 a 50.000 €, 43% oltre. A questo si aggiungono l'addizionale regionale (aliquota base 1,23%, fino a 3,33% e oltre nelle regioni in piano di rientro) e l'addizionale comunale (fino a 0,8%): complessivamente un carico ulteriore di circa 2-4 punti sul reddito imponibile che nel forfettario non compare, perché l'imposta sostitutiva assorbe IRPEF, addizionali e IRAP. È il primo elemento che rende il confronto tra regimi asimmetrico già in partenza.
Il vantaggio dell'ordinario è la deduzione analitica, ma quasi ogni voce ha un tetto. La formazione ECM, i congressi e i master sono deducibili al 100% fino a 10.000 € annui, incluse le spese di viaggio e soggiorno connesse. L'autovettura si deduce al 20%, per un solo veicolo e con tetto sul costo di acquisto; la telefonia all'80%; vitto e alloggio al 75% entro il 2% dei compensi; le spese di rappresentanza entro l'1% dei compensi. Sono invece deducibili al 100% il personale e i collaboratori, il canone dello studio a uso esclusivo, l'assicurazione RC professionale e i beni strumentali fino a 516,46 € (sopra tale soglia si ammortizzano per quote). Un immobile a uso promiscuo si deduce al 50% su canone e utenze.
Le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione sono esenti IVA ex art. 10 n. 18 DPR 633/72. La conseguenza è strutturale e spesso sottovalutata: non addebiti IVA al paziente, ma non detrai l'IVA sugli acquisti. Ogni attrezzatura, canone, software e materiale ti costa il lordo. Se accanto all'attività clinica svolgi anche prestazioni imponibili — medicina legale, perizie, consulenze, docenza — scatta il meccanismo del pro-rata, che ammette la detrazione in proporzione. Qui sta un punto a favore dell'ordinario che quasi nessuna simulazione considera: quell'IVA indetraibile, non recuperabile in nessun regime, nell'ordinario diventa componente di costo deducibile, mentre nel forfettario è denaro perso senza alcun beneficio fiscale.
L'ordinario diventa la scelta giusta in quattro casi ricorrenti. Primo, quando è obbligatorio: sopra 85.000 € di compensi non c'è scelta da fare. Secondo, quando hai una struttura di costi reale e consistente — studio in locazione, segreteria, attrezzature diagnostiche in ammortamento — che supera ampiamente il 22% forfettizzato. Terzo, quando hai detrazioni IRPEF personali rilevanti (familiari a carico, mutuo, ristrutturazioni, spese sanitarie proprie): nel forfettario, in assenza di altri redditi tassati ordinariamente, quelle detrazioni non trovano capienza e si perdono. Quarto, quando la deduzione ENPAM è elevata e vuoi che valga contro un'aliquota marginale del 43% anziché del 15%. Fuori da questi casi, e soprattutto nei primi cinque anni con aliquota al 5%, il forfettario resta difficilmente battibile. MedWorks costruisce la simulazione comparativa sui tuoi numeri reali e segue il regime scelto in tutti gli adempimenti. Richiedi il confronto tra regimi.